Particolare del Retablo del Presepio del Maestro di Castelsardo

Amuleto con quattro sonagli

Amuleto con quattro sonagli
  • Nazione - Italia
  • Città - Cagliari
  • Luogo di conservazione - Pinacoteca Nazionale di Cagliari
  • Collezione - Acquisto Collezione Sanjust – 12. 2. 1925
  • Categoria - Oreficeria
  • Inventario - OR194
  • Materia e tecnica - Argento, vetro, tessuto - Tecnica a filigrana e laminazione; tessuto incapsulato all’interno del vetro
  • Dimensioni - cm. 9,3 x 3,1
  • Datazione - XIX secolo

L’amuleto caratterizzato da una sfera di colore nero, legata in argento a formare un ciondolo, è diffuso in molti centri sardi, con diverse denominazioni ( sabegia, cocco, pinnadeddu…). Allo scopo di proteggere i bambini dal malocchio, l’amuleto si appendeva agli abiti o nelle culle. La sfera nera può essere di diversi materiali, come pasta vitrea, ambra nera, legno, onice, ossidiana, ecc. Le catenelle più o meno elaborate che reggono la sfera, sono sempre in argento: secondo la credenza popolare, infatti, l’oro avrebbe il potere di annullare la carica magica delle pietra. Spesso il potere magico dell’oggetto è rafforzato da elementi in corallo e sonaglini. La rottura della sfera veniva attribuita al fatto che l’amuleto avesse effettivamente protetto dal malocchio il suo portatore.

Amuleto in vetro con montatura e catenelle in argento e quattro sonagli. Come nella religiosità popolare pagana, anche in quella cristiana piccoli oggetti che traggono la loro valenza dal rapporto diretto o indiretto col sacro furono destinati ad uso personale e trovarono larga diffusione; la gran parte di essi – custodita all’interno di contenitori dalle forme più diverse, come il nostro – veniva portata indosso per potenziarne l’efficacia protettiva sulle persone.

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